
Essere Loro
CJ Boss · In corso · 236.1k Parole
Introduzione
L'unica cosa che sa per certo è che adora appartenere a loro!
Capitolo 1
«Ehi Ryder, a che ora esci per andare a scuola?» gli chiedo trovandolo in cucina a mangiare cereali.
Ryder mi guarda aggrottando le sopracciglia. «E a te che importa a che ora esco?»
«Ehm, perché vengo con te. Altrimenti perché te lo chiederei?» rispondo, infastidita dalla sua domanda stupida.
Ryder fa un sorrisetto. «Beh, io esco alle sette e mezza, ma l'autobus passa tra una decina di minuti. Quindi ti consiglio di alzare il culo e andare alla fermata. Non vorrai mica fare tardi il primo giorno nella scuola nuova.»
«L'autobus? Tuo padre ti ha detto di accompagnarmi,» dico incredula.
«Mio padre non c'è, ho detto di sì solo per non sentirlo rompere. Devo passare a prendere la mia ragazza e non mi va di averti tra le palle a fare da terzo incomodo,» dice Ryder, finendo i suoi cereali.
Lo fisso allibita. Avrei dovuto immaginare che si sarebbe comportato da fottuto stronzo in assenza di suo padre. È un coglione dal primo giorno che l'ho conosciuto.
«Aria,» dice, facendo un cenno di congedo con la mano verso la porta.
Sbuffando, afferro lo zaino e mi dirigo verso l'uscita. «Fottuto stronzo,» mormoro, prima di sbattermi la porta alle spalle.
Non appena chiudo la porta, il vento mi schiaffeggia la faccia facendomi rabbrividire. Merda, fa freschetto, magari avessi preso una felpa o roba simile. Ma col cavolo che torno là dentro con quello stronzo.
Mi guardo un attimo intorno e noto altri ragazzi in fondo alla strada: deve essere lì la fermata. Tirandomi le maniche sottili della maglia fin sopra le mani, mi incammino verso di loro.
È un bel quartiere: le case sono tutte ad almeno due piani, i giardini sono curati e rasati alla perfezione, le facciate dipinte in modo così impeccabile da sembrare rinfrescate ogni anno. Sono qui solo da due giorni, perciò non ho ancora avuto modo di esplorare.
Il cancello del giardino accanto al mio si apre e ne esce un ragazzo biondo, alto e bellissimo. Sarà almeno un metro e novanta e, a occhio e croce, direi che fa l'ultimo anno come me. Dopo aver chiuso il cancello, solleva la testa e i nostri sguardi si incrociano. Ha gli occhi verdi più belli che abbia mai visto a un ragazzo.
«Ehi,» dice con voce profonda, sfoggiando un sorriso stupendo.
Sorrido timidamente. «Ehi.»
«Sono Logan. Tu sei la nuova sorellastra di Ryder, vero?» mi chiede, mettendosi a camminare al mio fianco.
«Purtroppo,» rispondo con una mezza risata. «Ma come fai a saperlo?»
«Paese piccolo,» dice ridendo. «Allora, come mai non vai a scuola con lui?»
Volto la testa e lo guardo assottigliando gli occhi. «Perché è uno stronzo. Non voleva che gli facessi da terzo incomodo. Parole sue, non mie.»
Logan si mette a ridere. «Non volevo dire niente, ma visto che l'hai detto tu per prima... sì, è proprio uno stronzo.»
«Che fortuna, eh? E ci tocca pure vivere sotto lo stesso tetto,» dico con sarcasmo.
«Pensavo fosse già un incubo averlo come vicino. Odierei doverci convivere,» commenta Logan, sorridendo.
"Ehi, ragazzi," dice Logan agli altri alla fermata dell'autobus quando arriviamo. Due ragazze più piccole arrossiscono e gli fanno ciao con la mano. Se dovessi tirare a indovinare, direi che sono al secondo anno.
Un paio di minuti dopo, l'autobus accosta davanti a noi. Le due ragazze più piccole salgono per prime; io faccio cenno a Logan di passare, ma lui mi appoggia una mano sulla parte bassa della schiena e mi dà una leggera spinta, così, un po' a malincuore, salgo prima di lui.
L'autobus è pieno di ragazzi curiosi che mi fissano, chiedendosi probabilmente chi diavolo io sia. So che è quello che mi chiederei anch'io. Mi guardo intorno, cercando un posto libero. Logan si avvicina e mi sussurra: "Vai in fondo, puoi sederti con me."
Annuisco e vado fino in fondo. Ci sono altri quattro ragazzi seduti laggiù, tutti bellissimi; non quanto Logan, ma comunque un gran bel vedere. Sento i loro sguardi addosso mentre occupo il posto libero in fondo, lato finestrino, mentre Logan si siede accanto a me, lato corridoio.
"Come butta, ragazzi?" dice Logan, battendo il pugno e stringendo la mano a ognuno di loro. Tutti annuiscono e ricambiano il saluto, senza mai togliermi gli occhi di dosso.
Un ragazzo dalla pelle ambrata, seduto di fianco a noi, con dei magnifici occhi castani e i capelli neri spettinati, mi sorride e fa un cenno a Logan. "È la nuova sorella di Ryder?"
"Sorellastra," intervengo, alzando gli occhi al cielo.
Logan ride. "A quanto pare, neanche lei è una fan di Ryder. Lei è..." Logan si interrompe e si volta verso di me con un sorriso di scuse. "In realtà non mi hai ancora detto come ti chiami."
Sorrido. "Sono Lilliana, ma quasi tutti mi chiamano Lilly."
Logan mi sorride. "Lilly, mi piace. Lui è Brandon," dice, indicando il ragazzo con gli occhi castani e i capelli neri seduto di fianco a noi. "Quello è Aaron," continua, indicando il ragazzo seduto accanto a Brandon, "ma tutti lo chiamano A-Rod." Aaron sorride, mettendo in mostra denti bianchissimi. È un bel ragazzo dal fisico atletico, capelli rossi, occhi verdi e una spruzzata di lentiggini sulle guance. "Lui è Harrison," dice, indicando un ragazzo biondo altrettanto attraente, con gli occhi azzurri e la pelle abbronzata. "E ultimo, ma non per importanza, questo è Calvin," conclude, indicando un magnifico ragazzo nero, con la pelle color cioccolato fondente e degli splendidi occhi nocciola.
"Piacere di conoscervi," dico, sorridendo a tutti quanti.
"Allora, come ti trovi a vivere con Ryder?" chiede Harrison, con una sottile sfumatura di sarcasmo nella voce.
Sbuffo. "Io sono sull'autobus e lui ha una macchina pazzesca. Tu che dici?"
Harrison ride. "È uno stronzo, ma pensavo che, visto che sei così figa, sarebbe stato almeno carino con te."
Sento una vampata di calore salirmi dal collo fino al viso. Pensa che sia figa? Logan ride: "Molto sottile, amico."
Harrison fa spallucce. "Che c'è? È figa. Non fare finta di non averlo notato."
Logan annuisce per dargli ragione, e sento di arrossire ancora di più. "Solo perché lo penso non significa che debba dirlo."
Brandon, Calvin e Aaron ridono, ma annuiscono anche loro. Che diavolo sta succedendo? Non è possibile che tutti pensino che io sia figa. Devono esserci ragazze davvero brutte in questa città, se tutti pensano che io sia figa.
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Ogni volta che Damien parla, mi sento rimpicciolire, in attesa che quell’asprezza nella sua voce diventi crudeltà. Ma non succede mai. È diretto, sì, però non nel modo che ho imparato a temere. Incalza, ma non troppo, come se sapesse che potrei spezzarmi. E questo mi turba più del suo sorriso tagliente o del modo in cui ogni ragazza del campus lo segue con lo sguardo quando passa.
Continuo a ripetermi che è pericoloso, che uno come lui mi rovinerà, ma il mio corpo mi tradisce. Il battito inciampa quando la sua mano sfiora la mia. Lo stomaco si annoda quando la sua attenzione indugia troppo a lungo. E, in fondo, sono terrorizzata da ciò che accadrà se smetto di scappare da lui. Perché, per la prima volta dopo anni, una parte di me si chiede che cosa si provi a fidarsi di nuovo di un uomo.
Il suo respiro caldo mi strappa un sospiro. «E io vorrei il tuo cazzo.»
«Già?»
«Sì.»
«Attenta, Paulina…» mi avverte Adrian. «Sei così stretta.» Mi fa scivolare dentro un dito spesso e io chiudo gli occhi quando ne aggiunge un altro. Mi stringo attorno a loro e lui lascia uscire una risata bassa. «Il mio cazzo è molto, molto più grosso di così. Pensi di riuscire a reggerlo?»
La mia risposta è un ansito senza fiato. «Sì…» La verità è che potrei davvero morire se non lo sento dentro di me. Pulso di bisogno. «Scopami, Adrian.»
Una risata scura e profonda gli vibra nel petto.
Le sue dita affondano di più, trovando un punto perfetto, sensibile. Mi lavora lì, con un tocco lento ed esperto. Non passa molto prima che il mio respiro si riduca a rantoli brevi e spezzati.
«Ungh…» gemo. «È così bello…»
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Prima che potessi rispondere, si avvicinò, sovrastandomi all'improvviso, con il viso a pochi centimetri dal mio. Sentii il fiato mancarmi, le labbra che si schiudevano per la sorpresa.
«Allora questo è il prezzo da pagare per aver parlato male di me agli altri» mormorò, mordicchiandomi il labbro inferiore prima di impossessarsi della mia bocca in un bacio vero e proprio. Era iniziato come una punizione, ma si trasformò rapidamente in qualcos'altro non appena risposi, la mia rigidità iniziale che si scioglieva in arrendevolezza, e poi in partecipazione attiva.
Il respiro si fece più rapido, piccoli suoni mi sfuggivano dalla gola mentre lui esplorava il mio corpo. I suoi tocchi erano insieme punizione e piacere, e mi provocavano brividi che sentivo riverberare attraverso il suo stesso corpo.
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