
Firmato il divorzio, ora lui mi supplica in ginocchio
Eudora · Completato · 248.3k Parole
Introduzione
Quando mi strappò i vestiti con disgusto, schiacciandomi con brutalità, gli dissi tremando: «Sono incinta!» Ma lui fece un sorriso di scherno, accusandomi di fingere. Persino dopo che ebbi perso il bambino, continuò a intrattenersi amabilmente con la famiglia del colpevole.
Alla fine, ero semplicemente stanca, sfinita. Tutto il mio amore e la mia infinita sopportazione non significavano nulla per lui.
Quando gli gettai in faccia le carte del divorzio, credetti che fosse la fine, ma in realtà era solo l'inizio. Nel momento in cui mi afferrò il polso con forza, inchiodandomi contro la portiera dell'auto per sigillarmi le labbra con un bacio punitivo e possessivo, provai, con mia grande vergogna, un fremito... Cosa vuole davvero quest'uomo?
Capitolo 1
Dal punto di vista di Sophia Brown:
Il 20 agosto fu una giornata che non avrei mai dimenticato.
Perché quel giorno, non solo ebbi la conferma di essere incinta di tre settimane, ma vidi anche con i miei occhi l'amante di mio marito James Smith: la moglie del suo defunto fratello, Amelia Martinez.
«La puntura mi ha fatto tanto male, voglio che papà mi dia il bacino della bua!»
Dal mio angolino, a decine di metri di distanza dalla clinica pediatrica, vedevo chiaramente una bambina con un vestitino rosa da principessa stretta tra le braccia di James.
Faceva i capricci in modo adorabile, con una vocina dolce e infantile: era Isabella Smith, la figlia di cinque anni che Amelia aveva avuto dal defunto fratello di James.
E mio marito James accettava di buon grado quel titolo, baciando Isabella sulla guancia con un sorriso tenero.
«Ti fa ancora male?» le domandò James con dolcezza.
«Ancora un pochino. Ma se papà dà un bacio alla mamma, mi passa tutto!»
«Isabella, non dire sciocchezze!» Amelia le pizzicò scherzosamente una guancia, poi sorrise sollevandosi in punta di piedi per allacciare le braccia al collo di James.
Proprio nell'istante in cui stavano per baciarsi, chiamai James.
Doveva avermi odiata per aver interrotto quel quadretto da "famiglia felice", perché vidi chiaramente l'espressione seccata sul suo volto, e persino la sua voce, quando rispose, era gelida. «Che c'è?»
«James, dove sei? Puoi tornare a casa?» Strinsi forte il telefono, cercando di mantenere la calma, ma in cambio ottenni solo un freddo rifiuto.
«Sono occupato.»
«Ma James, devo dirti una cosa molto importante. Non ci vorrà molto.»
«Se ti servono soldi, te li faccio bonificare dalla mia segretaria.»
«No, io...»
«Sophia.» Pronunciò il mio nome con freddezza, l'espressione gelida e disgustata.
«Le persone intelligenti sanno quando è il caso di accontentarsi.»
Ero la legittima moglie di James e portavo in grembo suo figlio. Volevo solo condividere quella gioia con lui, dirgli che stava per diventare padre.
Ma ai suoi occhi, mi ero trasformata in una donna avida che non si accontentava mai.
Il segnale di linea caduta risuonò al mio orecchio, seguito dal trillo di una notifica. "Ricevuti cinque milioni di dollari."
Rimasi impietrita. Guardai Amelia tirargli la manica con un'espressione tenera e un tono di voce suadente. «James, e se Sophia avesse davvero un'urgenza? Forse dovresti andare a vedere.»
James si limitò a un sorriso sarcastico. «Fa sempre questi giochetti patetici. Le ho già mandato i soldi, non c'è bisogno di darle corda.»
«Non dire così. Sophia è un'orfana, è cresciuta senza amore. Forse ti ama solo troppo e cerca di tenerti stretto, per questo...»
«Se mi amasse davvero, tanto per cominciare non avrebbe usato dei mezzi così subdoli per drogarmi e incastrarmi. Tutto ciò che vuole sono i miei soldi e il mio potere.»
No, James, anche io ero stata una vittima quella notte! Nemmeno io avevo idea del perché mi fossi svegliata accanto a te!
Tremavo da capo a piedi. Avrei voluto correre da lui e spiegargli tutto, ma James non si accorse minimamente della mia presenza. Tenendo Isabella con un braccio, mentre Amelia si aggrappava all'altro, fece un lieve sorriso. «D'accordo, non parliamo di cose spiacevoli. Ho promesso a Isabella che oggi saremmo andati al luna park.»
«Papà è il migliore di tutti! Ti voglio un mondo di bene, papà!» esultò Isabella, stringendosi forte al collo di James.
Uscirono dall'ospedale con un'aria così affiatata che chiunque li avrebbe scambiati per una famigliola felice.
Nel frattempo io, la vera moglie di James, me ne stavo nascosta in un angolo buio come una ladra.
A dirla tutta, anche se fossi uscita allo scoperto per affrontarli, cosa sarebbe cambiato? In due anni di matrimonio, non era certo la prima volta che cercavo di spiegarmi con James, ma in cambio avevo sempre e solo ottenuto il suo scherno.
Deve disprezzarmi profondamente. Dopotutto, se non fosse stato per quello che era successo quella notte, e per l'insistenza della nonna, probabilmente avrebbe sposato Amelia molto tempo fa.
James tornò a casa molto tardi. Quando mi vide, il suo viso non tradì alcuna espressione e andò dritto in bagno.
Al rumore dell'acqua che scorreva, raccolsi i vestiti che si era tolto.
James teneva molto al proprio aspetto, sempre vestito in modo impeccabile con i suoi completi. Ma ora, il suo costoso abito sartoriale non solo aveva degli adesivi dei cartoni animati attaccati sopra, ma anche macchie di gelato: chiaramente opera di Isabella.
Era così dolce persino con sua nipote, Isabella. Avrebbe amato ancora di più il nostro bambino? C'era una possibilità che le cose tra noi potessero migliorare?
Quando mi venne in mente questo pensiero, persino io lo trovai un po' ridicolo, ma non potei fare a meno di nutrire un briciolo di speranza. Tuttavia, la voce indifferente di James giunse presto da dietro di me. "Perché non hai preso i soldi che ti ho mandato?"
"Te l'ho detto, non voglio soldi."
Quando avevo ricevuto il bonifico, avevo rispedito il denaro al conto di origine. Ma James si limitò a fissarmi per un istante, per poi inarcare le labbra in un sorriso beffardo. "Capisco."
Che cosa intendeva dire?
Prima che potessi reagire, la sua mano fredda e umida si infilò all'improvviso nello scollo del mio vestito. Rabbrividii a quel contatto, cercando disperatamente di fermare la sua mano. "James, non possiamo, io...!"
James non mi diede la possibilità di parlare. Mi afferrò il mento e mi baciò con foga, mentre le sue lunghe dita slacciavano abilmente il suo accappatoio chinandosi su di me.
"Mi chiami e poi rifiuti i soldi... non è questo che volevi fin dall'inizio?"
"No, James, non è vero!" Scossi la testa disperatamente, lottando per sottrarmi al suo bacio gelido, tremando da capo a piedi.
"James, non oggi, io sono già..."
All'improvviso fui colta dalla nausea e non riuscii a trattenere un paio di conati a vuoto. Mi sentivo malissimo, ma James si limitò a guardarmi e all'improvviso rise freddamente. "Stai recitando di nuovo? Eri piuttosto impaziente quando ti sei infilata nel mio letto, all'epoca. E adesso fai la donna virtuosa? Sophia, sei disgustosa!"
Era mio marito, il padre del bambino che portavo in grembo, eppure mi stava dando della "disgustosa"?
Guardai James, tremando in tutto il corpo. Il suo bel viso era del tutto indecifrabile, se non per il profondo disgusto che vi era impresso. La mia mente si svuotò e lanciai un grido frenetico e disperato.
"Chi è più disgustoso di te? James, sono stata corretta e irreprensibile da quando ci siamo sposati. Non ho mai fatto nulla di inopportuno. Ma tu? Tu provi dei sentimenti per la moglie di tuo fratello morto, e lasci che tua nipote ti chiami papà. James, con che diritto..."
"Sophia!" Il viso di James si scurì all'improvviso. Mi spinse sul letto; i suoi occhi arrossati sembravano quelli di un animale disperato in trappola, facendomi correre un brivido lungo la schiena. "Prova a dire un'altra sola parola."
Sapevo che non avrei dovuto provocarlo oltre, ma pensando a ciò che avevo visto in ospedale durante il giorno, pensando al bambino nel mio grembo, non riuscii a controllare le mie emozioni. "Se hai il coraggio di farlo, non aver paura che io lo dica. James, bastardo, non osare toccarmi mai più. Ti odio..."
James mi strappò il vestito e mi legò i polsi con dei lembi di stoffa, con gli occhi colmi di una violenza senza precedenti. "Sophia, te la sei cercata!"
I suoi baci si abbatterono su di me con durezza: meno simili ad affetto e più a uno sfogo rabbioso di frustrazione.
Piansi per il dolore. Sentendo che stava per prendermi, la mia mente si svuotò e urlai disperatamente. "James, non puoi toccarmi, io... io sono incinta!"
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