
Sposata con la forza al Signore della Mafia
Hira Baig · In corso · 215.4k Parole
Introduzione
«Spogliati!»
Una sola parola echeggiò nella stanza e il cuore mi sprofondò nello stomaco.
«Zio, ti prego! È sbagliato!» piagnucolai, tremando di paura. Gli uomini come lui erano noti per fare del male.
«Se vengo io, non ti piacerà per niente.» Il suo sguardo penetrante tornò sul mio viso, mentre la sua voce tuonava nella stanza.
Con le mani tremanti, cercai di aprire la cerniera del mio abito da sposa. Le lacrime mi salirono agli occhi, non riuscivo più a controllarle. Lasciai che il vestito cadesse a terra.
«Anche la biancheria!» ringhiò di nuovo.
Umiliata di fronte all'uomo che pensavo non mi avrebbe mai fatto del male, non avevo altra scelta che obbedirgli.
Il giorno del suo diciottesimo compleanno, Ariana voleva parlare a suo padre dei suoi piani per il futuro. Era una studentessa brillante, pronta a iniziare il college con una borsa di studio completa. Ma la sua vita venne sconvolta quando il fratellastro di suo padre, Enzo De Luca, uno spietato boss della mafia, la costrinse a sposarlo per risparmiare la vita del genitore. Riuscirà mai Ariana a fuggire dalla gabbia dorata di Enzo e a vivere la vita che aveva sognato? O perirà in quella gabbia dorata?
Capitolo 1
IL PUNTO DI VISTA DI UN OSSERVATORE ESTERNO:-
Bendata, Ariana pendeva dal soffitto. Aveva una palla bavaglio in bocca per impedirle di parlare. Tremava di paura, non avendo idea di cosa l'aspettasse. Di come il suo Padrone e marito l'avrebbe punita. Faceva del suo meglio per non soffocare con la saliva. Il freddo le rendeva impossibile non sentire pressione alla vescica. Lui le aveva deliberatamente fatto bere due bottiglie d'acqua durante la cena.
Aveva delle cinghie intorno al collo e alla schiena, per assicurarsi che non cadesse o si facesse male in altro modo. A parte quelle cinghie, era vestita. Indossava un completino sexy di lingerie rossa che, però, non copriva le parti che avrebbe dovuto nascondere. Il seno, per esempio, le spuntava dai triangoli del reggiseno. E le mutandine avevano uno spacco che lasciava le sue parti intime completamente esposte allo sguardo di qualcuno.
Sentì un paio di passi pesanti avvicinarsi. Pensava di essere mentalmente pronta a qualunque cosa stesse per succederle, ma non aveva idea di cosa lui avesse pianificato per lei stavolta. Ariana cercò di urlare a pieni polmoni quando la frusta di cuoio le colpì il sedere perfettamente rotondo, più brutalmente che mai. Le sue urla, però, furono soffocate dal bavaglio. Mai in vita sua avrebbe pensato che, nel giro di poche settimane, la sua esistenza si sarebbe trasformata da un paradiso a un inferno. O forse era stato solo un attimo…
…….
Qualche settimana prima, era stato il diciottesimo compleanno di Ariana. Suo padre, Vincent Rossi, le aveva organizzato la festa più grande di sempre. Perché? I motivi erano tanti. Era il suo diciottesimo compleanno. Non era più una ragazzina, ma una donna intelligente, gentile e bellissima. Si era diplomata col punteggio più alto degli ultimi vent'anni ed era riuscita a superare l'esame per una borsa di studio. Non che ne avesse bisogno. Suo padre era un miliardario a capo di un'azienda molto nota.
Ariana era anche la principessa di suo fratello maggiore, Braxton. Sperava di ottenere una borsa di studio del 25% o magari del 50%, ma fu entusiasta quando la business school le comunicò che si era qualificata per una borsa di studio completa. Sì, avrebbe frequentato una business school perché un giorno progettava di avviare un'attività tutta sua. Proprio come suo padre.
Vincent aveva invitato tutti i suoi compagni di classe, persino le ragazze più acide. Si stavano divertendo tutti da matti, mentre Ariana ballava con il suo fidanzato. Lei e Charlie avevano iniziato a frequentarsi all'inizio del liceo. Charlie era il figlio del migliore amico di Vincent, nonché suo socio in affari. Erano cresciuti insieme. Avevano deciso di stare insieme a sedici anni e si erano fidanzati.
Anche Charlie avrebbe frequentato la business school con Ariana. Avevano pianificato di sposarsi dopo la laurea. Ariana aveva persino scelto il suo abito da sposa mentre faceva shopping per il compleanno. Con quel vestito a trapezio color pesca, sembrava una principessa delle favole.
Charlie le prese il viso tra le mani e le baciò la fronte. «Sei assolutamente stupenda, come sempre. Mi mancano le parole per farti i complimenti, tesoro» sussurrò dolcemente, ammirando la bellezza che aveva di fronte. Lo sguardo di Ariana si spostò verso l'ingresso della villa. Vide le solite otto macchine entrare nella proprietà.
«Aspettami!» disse Ariana, allontanandosi da Charlie e dirigendosi verso lo zio acquisito che stava entrando nella villa.
«Ciao! Pensavo non ce l'avresti fatta, zio Enzo. Ti ho tenuto da parte la tua pizza preferita» disse Ariana non appena lo vide. Enzo la squadrò da capo a piedi e il suo sguardo si incupì.
«Dov'è tuo padre?» domandò Enzo con rabbia. Sembrava avere fretta. Ariana deglutì a fatica: era la prima volta in assoluto che Enzo le parlava in quel modo, con un tono arrabbiato.
«Buonasera, signor Enzo. Il signor Vincent è nel suo studio, con sua moglie e il signor Braxton» disse una domestica, venendo in soccorso di Ariana. Annuendo, Enzo entrò nella villa senza nemmeno salutare Ariana. La cosa le parve strana, ma decise di non pensarci. Ignorò anche quella strana sensazione che le si era formata nelle viscere.
Enzo entrò nello studio di Vincent senza neanche bussare. Afferrò Braxton e Vincent per il collo e li costrinse a inginocchiarsi davanti a sé. «Che stai facendo, Enzo? Hai perso la testa?» gli urlò contro Jana Rossi, la moglie di Vincent.
Enzo fulminò Jana con lo sguardo e si portò l'indice alle labbra, facendole segno di stare zitta. «Non ho perso la testa, cognata. Sono tuo marito e tuo figlio che stanno per perderla, entro un'ora» la informò Enzo, con tono sarcastico.
«C-che… che cosa? Di che stai parlando?» chiese Jana, mentre il panico cominciava a salirle nel petto.
«Non gliel'hai detto, vero?» domandò Enzo al fratellastro, con un sarcasmo che grondava da ogni parola.
«Vincent, qui presente, ha ricominciato a giocare d'azzardo. Ieri sera è andato a giocare e ha perso questa villa in una scommessa. E Braxton, invece, ha chiesto un prestito agli strozzini. Non ha pagato un centesimo e adesso, tra un'ora, verranno tutti qui a portarvi via ogni cosa» spiegò Enzo a Jana, rivelandole cosa avevano combinato suo figlio e suo marito.
Ariana entrò nella stanza e sentì il cuore sprofondarle nello stomaco. «Papà!» esclamò. Enzo si voltò, fulminando con lo sguardo uno dei suoi uomini che avrebbe dovuto chiudere a chiave la porta. Ariana corse verso suo padre, ma Enzo la afferrò per un braccio e la tirò a sé sulle ginocchia, come sempre. «Che stai facendo, zio Enzo?» gli chiese lei, dolce com'era.
«Gli strozzini hanno visto Braxton con Ariana. E pensano di farsi pagare prendendosi lei» ringhiò Enzo, guardando Ariana.
Ariana era confusa, si girò a guardare sua madre. «Ma per cosa?» chiese Jana, portandosi una mano al petto.
«Oh, andiamo, cognata. Sei una donna intelligente. Lo sai, la nostra Ariana è cresciuta ed è diventata una bellissima donna. Che altro potrebbero volere da lei?» rispose Enzo, sarcastico. Ariana cercò di liberarsi dalla sua presa, ma lui le ringhiò contro, facendola immobilizzare sulle sue ginocchia.
«Come avete potuto fare una cosa simile? E ad Ariana, poi. Ha lavorato così duramente per arrivare dov'è ora» sbottò Jana, scoppiando a piangere mentre rimproverava il marito e il figlio per quello che avevano fatto.
«Mi dispiace, tesoro. Ho avuto un momento di debolezza e, prima che me ne rendessi conto, stavo già annegando» disse Vincent, senza nemmeno provare ad alzare lo sguardo.
«Enzo! Ti prego, fa' qualcosa. So che puoi fare qualcosa. Ti prego, salva la mia famiglia. Giuro che non permetterò mai più che accada» implorò Jana, in ginocchio, supplicandolo di salvare la sua famiglia.
«L'hai detto anche l'ultima volta, cognata. Non sei riuscita a tenerli d'occhio. E poi, io non ho alcun legame di sangue con voi. Sono solo uno che il padre di Vincent ha adottato per beneficenza» rispose Enzo a bassa voce, ostentando una calma glaciale.
«Ti prego, Enzo. Solo per questa volta. Per favore, paga i debiti. Giuro che non lascerò che succeda mai più» lo supplicò di nuovo Jana, ma Enzo si limitò a riderle in faccia, divertito.
«Non starai scherzando, spero, cognata. Sai a quanto ammontano i loro debiti? Circa sei miliardi, se li sommiamo» le rivelò Enzo, parlando del totale dovuto sia alla mafia che agli strozzini. Lei rimase a bocca aperta, sorpresa. Per un attimo, si dimenticò come si respirava.
«E io pago sempre i loro debiti senza nemmeno chiederti nulla in cambio. Tuo figlio non mi porta nemmeno rispetto, dopo tutto quello che ho fatto…» aggiunse Enzo a voce bassa, con un sorrisetto malizioso sul volto.
«Ti prego, Enzo. Ariana è innocente, e tu lo sai meglio di me. Ci hai aiutato a crescerla. Sei stato tu il primo a tenerla in braccio, prima ancora di me. Per il suo bene, e per il mio. Ti prego, ti prego, salva la mia famiglia. Salva mia figlia. Lei non c'entra niente con i loro peccati» lo implorò Jana, sperando che ci fosse ancora qualcosa in grado di salvare la sua famiglia dallo tsunami che stava per abbattersi sulla loro casa.
Enzo sospirò, sconfitto, e si voltò a guardare il viso innocente di Ariana. «In qualche modo, l'hanno vista. E adesso la vogliono. C'è un solo modo per salvarla da tutti loro. Deve sposarmi» annunciò spudoratamente, rivelando cosa voleva in cambio.
«Brutto bastardo malato! Mio padre ti ha adottato. L'hai cresciuta come una nipote. È la mia figlia innocente. Come hai potuto anche solo pensare a una cosa del genere sulla ragazza che hai aiutato a crescere?» urlò Vincent, furioso. Si divincolava per liberarsi, ma il suo braccio destro, Jackson, gli sferrò un pugno in faccia. Ariana, invece, era in stato di shock.
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Invisibile al Suo Bullo
Il CEO Sopra la Mia Scrivania
«Lo so che ne ha bisogno.»
«E se non volesse questo tipo di protezione?»
«La vorrà», dico, abbassando appena la voce. «Perché ha bisogno di un uomo capace di darle il mondo.»
«E se il mondo bruciasse?»
La mia mano si stringe, impercettibilmente, sulla vita di Violet.
«Allora gliene costruirò uno nuovo», rispondo. «Anche se per farlo dovessi dare fuoco io stesso al vecchio.»
Io non lavoro per Rowan Ashcroft.
Lavoro sotto di lui.
Dalla mia scrivania decido chi ottiene accesso al CEO più spietato della città e chi non supera mai la hall. Gestisco il suo tempo, il suo silenzio, i suoi nemici. Tengo in moto il suo mondo mentre il mio, in silenzio, crolla sotto il peso di bollette non pagate, una madre rinchiusa in riabilitazione e un fratello sparito senza un addio.
Rowan Ashcroft è potere avvolto in un abito su misura.
Freddo. Intoccabile. Spietato.
Non flirta. Non sorride. Non vede le persone: vede soltanto l’utilità.
E per molto tempo io sono stata soltanto utile.
Finché non ha cominciato a guardarmi.
All’inizio è appena una sfumatura, quel cambiamento nella sua attenzione. Una pausa un secondo di troppo. Uno sguardo che indugia. Ordini che mi trascinano più vicino invece di respingermi. L’uomo che incombe sopra la mia scrivania comincia a controllare più del mio calendario, e capisco troppo tardi che essere notata da Rowan Ashcroft è molto più pericoloso che essere ignorata.
Perché uomini come lui non bramano affetto.
Bravano possesso.
Doveva essere un lavoro.
Non una prova dei miei limiti.
Non una lenta, deliberata discesa dentro la sua autorità.
Ma se Rowan Ashcroft decide che io debba stare sotto la sua scrivania, così sia.
La sopravvivenza ha un prezzo, e alle bollette non importa come le pago.












