
La preziosa Luna nascosta dell’Alfa
IdeaInk Six Cats · In corso · 323.5k Parole
Introduzione
Il Lupo Grande la scrutò per qualche secondo e poi, con un unico strappo poderoso, tirò fuori dal fosso la sua auto capovolta e la rimise sulla strada. Ma non appena le ruote toccarono l’asfalto, Lily girò la chiave e schiacciò l’accensione con tutta la forza che aveva, ripartendo a tutta velocità e lasciandosi dietro una scia di polvere.
Guidava con gli occhi che saettavano tra la strada e lo specchietto retrovisore, paralizzata dal terrore che il Lupo Grande la stesse inseguendo. Si stava avvicinando… era questione di attimi prima che la raggiungesse e la facesse a brandelli. Lily premette sull’acceleratore fin dove poteva, piangendo e implorando l’universo di salvarla.
All’improvviso il sentiero curvò, cogliendola di sorpresa: non si aspettava una svolta simile. Ancora a tutta velocità, sbandò, uscì di strada e si schiantò contro un albero.
Sentì il martellare delle zampe del Lupo Grande… anche mentre la vita le scivolava via, lui non voleva cedere. «Dea della luna, ti prego», mormorò nella mente, con il sapore del sangue in bocca, colato dal viso fino alle labbra. Un istante prima che il buio la chiudesse dentro di sé… lo vide lanciarsi verso di lei. Era davvero questa la fine?
Nel giorno del suo diciottesimo compleanno, il mondo di Lily crollò quando sorprese il suo compagno a letto con sua sorella: venne cacciata dal branco e dichiarata randagia; peggio ancora, non aveva un lupo.
Tradita e a pezzi, fuggì dal branco sperando di trovare rifugio oltre i confini delle terre del Golden Moon Pack, ma a inseguirla c’era il lupo più grande che avesse mai visto, e non si sarebbe fermato finché non l’avesse fatta a brandelli.
Kai Ryker aveva rinunciato a trovare la propria compagna e aveva dedicato la vita a prendersi cura del suo branco; ma quando una ragazza comparve nel suo territorio, braccata da randagi che lui detestava con tutto se stesso, capì che doveva salvarla. Quando il suo lupo ne fiutò l’odore, scoprì che la donna in auto era la sua compagna… ma perché lei non riusciva a sentirlo?
Quanto tempo ci vorrà prima che Lily scopra che il suo compagno è sempre stato davanti ai suoi occhi? E che cosa farà quando diventerà il compimento di un’antica profezia?
Capitolo 1
Il punto di vista di Lily
Una volta pensavo di poter sopportare qualunque cosa il destino mi scagliasse addosso…
Cioè—ero odiata da mio padre e da mia sorella, praticamente una domestica in casa mia e la figlia invisibile di Alpha Stone… ma niente mi aveva preparata alla scena che mi si presentò davanti.
Le mani mi tremavano sulla maniglia della porta della camera di mia sorella, mentre un singhiozzo strozzato mi sfuggiva dalle labbra. La porta era socchiusa e, attraverso quello spiraglio stretto, riuscivo a vedere Lucas—il mio ragazzo e il futuro compagno destinato da tre anni—accoccolato con mia sorella, Vanessa, sul letto.
Le loro voci arrivavano fino a me, basse ma nitide nel silenzio del corridoio.
«Rifiutala e basta, e sarà finita», mormorò Vanessa, affondando le dita tra i capelli di Lucas. «Me l’hai promesso, Lucas. Non tirarti indietro adesso.»
Lucas sospirò, stringendola di più. «Lo so, ma… oggi è il suo compleanno, Nessa. Non può aspettare?»
Gli occhi di Vanessa si assottigliarono, mentre l’angolo delle sue labbra si sollevava in un ghigno. «E anche il mio, nel caso te ne fossi scordato. Quindi consideralo il mio regalo di compleanno… dev’essere oggi. Fidati, è meglio così.»
Il corridoio prese a girarmi sotto i piedi e la vista mi si appannò; la mente sbandò mentre le parole appena sentite mi piombavano addosso. Barcollai lontano dalla porta, con il cuore che si frantumava in mille pezzi.
«Mi tradiscono e mi rifiutano nello stesso giorno del mio compleanno», sussurrai tra me, mentre le lacrime mi scendevano sulle guance. «Grazie, dea della luna: un modo perfetto per cominciare i miei diciotto anni…»
Ero conosciuta come la bambina che aveva ucciso sua madre partorendo…
Ma se sei abbastanza gentile da volermi chiamare per nome, allora sono Lily… Lily Stone.
Me ne stavo appoggiata alla piccola finestra della mia stanza—che era la soffitta della Golden Moon Packhouse—e guardavo la foresta rigogliosa che delimitava le terre del branco. Il sole della sera dipingeva il cielo di arancio e rosa: uno spettacolo bellissimo che di solito mi sollevava l’umore, ma quel giorno mi sentivo vuota.
Domani sarebbe stato il mio diciottesimo compleanno, un giorno che avrebbe dovuto essere pieno di entusiasmo e festa. Invece, una familiare sensazione di paura mi si posò nello stomaco.
Mi voltai dalla finestra e lo sguardo mi cadde sul piccolo calendario sulla scrivania. Due compleanni erano cerchiati in rosso: il mio e quello di mia sorella Vanessa. Ero così sfortunata da essere nata lo stesso giorno di Vanessa; verrebbe da pensare che avremmo condiviso la nostra giornata speciale. In realtà, il compleanno di Vanessa oscurava sempre il mio.
Nessuno si ricordava nemmeno che quel giorno ero nata anch’io. Niente regali, neppure una canzone.
Sospirando, mi passai una mano tra i lunghi capelli castani, chiedendomi come sarebbe stato avere una famiglia normale. Una che si prendesse cura di me. Ma era un lusso che non avrei mai conosciuto.
Mio padre, Alpha Gregory Stone, non mi aveva mai mostrato un briciolo d’affetto; e in fondo era comprensibile, visto che la sua compagna era morta proteggendomi. E Vanessa? Be’, l’amore tra sorelle non rientrava nel suo vocabolario.
Per lei valevo quanto uno degli Omega che servivano nella pack house.
Un suono leggero dal telefono mi strappò ai pensieri. Il cuore mi balzò di felicità quando vidi che era un messaggio di Lucas, il mio ragazzo. Se nella mia vita miserabile c’era un unico punto luminoso, era lui. Lucas era stato la mia roccia—era il figlio del Gamma del branco, ma invece di maltrattarmi come facevano tutti gli altri era stato l’unico a tendermi una mano in amicizia e, da allora… il nostro amore era cresciuto fino a diventare un legame profondo.
Le dita mi volarono sullo schermo mentre rispondevo al suo saluto.
«Ciao, non vedo l’ora di vederti domani. A che ora vieni?»
Trattenni il fiato, aspettando la sua risposta. Avevamo litigato pesantemente pochi giorni prima: era già un miracolo che ci stessimo ancora parlando. Il cuore mi si scaldò quando notai che aveva letto subito il messaggio e stava scrivendo. Anche se non avevo nessuno su cui contare, anche se la mia famiglia sembrava dimenticarsi della mia esistenza—compreso l’intero branco—in giorni come quello di domani mi aggrappavo a Lucas.
«Potrei fare un po’ tardi. Devo occuparmi prima di una cosa. Ma ci sarò, te lo prometto», rispose.
Un lieve solco mi si formò sulla fronte mentre fissavo il suo messaggio. «Va tutto bene?» digitai in fretta.
«Sì, non preoccuparti—solo alcune cose da sistemare. Ho dei piani per noi», rispose di nuovo.
Un piccolo sorriso mi sfiorò le labbra mentre tiravo un sospiro di sollievo. Lucas organizzava sempre qualcosa di piccolo e intimo per i miei compleanni. Era l’unica persona che mi facesse sentire vista, l’unico che rendesse il mio compleanno qualcosa che contava.
«Okay, nessun problema», scrissi, allegando un sacco di faccine. «Non vedo l’ora!»
Posai il telefono e mi lasciai cadere sul letto, fissando il soffitto. Non riuscivo a scrollarmi di dosso la sensazione che, ultimamente, ci fosse qualcosa che non andava in Lucas. Questo mese avevamo litigato più di quanto avessimo fatto in tutti gli anni della nostra relazione, e per motivi davvero insignificanti.
In quei giorni stava diventando sempre più distante. I suoi messaggi erano più brevi e meno frequenti e ci metteva ore a rispondere; ogni volta che glielo facevo notare, mi assicurava che andava tutto bene oppure diceva che mi fissavo troppo con lui.
«Smettila!» borbottai tra me e me. «Sei solo paranoica.»
Dovevo lasciare un po’ di respiro a Lucas… da figlio del Gamma del nostro Branco, adesso che era adulto i riflettori erano puntati su di lui. Era naturale: tutti si aspettavano che prendesse le redini quando suo padre si fosse ritirato, quindi potevo anche essere più comprensiva.
Decisi di scendere al piano di sotto. Avevo evitato di farlo apposta quel giorno, visto che l’intera Casa del Branco brulicava di attività. I preparativi erano per il diciottesimo compleanno di Vanessa.
Mentre scendevo in punta di piedi le scale, dal salotto arrivarono delle voci: quella inconfondibile di mio padre e la risata acuta e graziosa di Vanessa.
«Tesoro, adorerai il tuo regalo» disse lui, con una voce calda d’affetto. «Non vedo l’ora di vedere la tua faccia quando lo aprirai.»
Mi avvicinai un po’ di più, sbirciando dalla soglia. Lo stomaco mi si contorse per la gelosia e la tristezza quando vidi mio padre seduto sul divano, le braccia posate con naturalezza sulle spalle di Vanessa. Lei gli era accoccolata contro, e lo guardava con occhi adoranti. Sul tavolino c’era una grande scatola regalo incartata, legata con un fiocco elegante.
«Papà!» squittì, felice, riempiendo l’aria. «Non dovevi. Hai già fatto abbastanza.»
«Sciocchezze, Nessa.» Lui rise piano e le posò un bacio sulla fronte. «La mia bambina compie diciannove anni una volta sola e meriti la festa più bella nella storia del Golden Moon Pack. E poi meriti di essere viziata. Sei una reale.»
Le lacrime mi si raccolsero negli occhi mentre fissavo Alpha Gregory… nostro padre… Non l’avevo mai sentito parlare con me con una tenerezza simile. Deglutendo a fatica, entrai nel salotto. Entrambi alzarono lo sguardo e, all’istante, i loro sorrisi si spensero.
«Lily» disse lui, la voce all’improvviso gelida. «Che cosa ci fai qui sotto? Non ti avevo detto di restare in camera oggi? Non voglio che intralci i decoratori.»
Lottai contro l’impulso di alzare gli occhi al cielo. «Stavo solo prendendo dell’acqua.»
«Allora fai in fretta e torna in camera. Non voglio che tu tocchi qualcosa o rovini qualcosa. A proposito, stavo appena dicendo a Vanessa della sua festa di compleanno domani, qui alla casa del branco.»
Vanessa sogghignò, gettandosi i capelli perfetti oltre la spalla. «Sarà incredibile. Ci saranno tutti quelli che contano.»
Rimasi immobile, di colpo con la sensazione di essere un’intrusa. «Ah» riuscii a dire. «Sembra… carino.»
Vidi l’espressione dell’Alpha indurirsi. Puntandomi addosso uno sguardo freddo, disse: «Voglio che una cosa sia chiara, Lily. La festa di domani è per Vanessa. Non voglio che tu ti presenti e crei… disturbi.»
Quelle parole mi colpirono come uno schiaffo. Sapevo che mio padre non aveva molta considerazione di me, ma essere esclusa in modo esplicito da una festa nel giorno del mio compleanno? Quello era un nuovo punto più basso.
Gli occhi di Vanessa scintillarono di scherno. «Oh, non essere così duro con lei, papà. Sono sicura che Lily capisce. In fondo non vorrebbe rovinare la mia giornata speciale, vero?»
«Ma…» cominciai, con una voce piccola. «È il mio compleanno anche oggi.»
Lui agitò una mano, liquidandomi. «Sai cosa intendo. Questo è il giorno speciale di Vanessa. Se ci sei tu, la turberai e basta.»
Vanessa annuì, con un’espressione falsamente compassionevole. «È solo che… sai com’è fatta, Lily. Sempre così impacciata. Rovinerebbe l’atmosfera.»
Quel tono paternalistico mi fece ribollire il sangue. Avrei voluto ribattere, ricordare loro che mi avevano ridotta così. Che erano stati loro a rendere impossibile per me sentirmi parte di questo branco. Dal lavorare come una schiava nella casa del branco a Vanessa che mi tormentava di continuo insieme alle sue amiche.
Quindi, se ero impacciata, era per colpa loro.
Sentii le lacrime pizzicarmi gli occhi, ma mi rifiutai di farle cadere. Non gli avrei dato quella soddisfazione. Invece sollevai il mento, incontrando lo sguardo freddo di mio padre.
«Va bene!» dissi, con una voce più ferma di quanto avessi previsto. «Resterò in camera e mi assicurerò di non intralciarvi. Quindi, buon compleanno, carissima sorella, in anticipo ovviamente, visto che mi impegnerò più del dovuto per non rovinarti la giornata. E giusto perché tu lo sappia, ho già dei programmi con Lucas… quindi sarò occupata anch’io.»
«Non fare così, Lily» sghignazzò lei. «Ti avrei fatto gli auguri, ma non saresti dovuta nascere fin dall’inizio, e proprio nel mio compleanno, per giunta. Vorrei che tu non fossi mai nata.»
Vanessa cerca sempre nuovi modi per farmi sentire meno di niente, ma per fortuna mi sono fatta la pelle dura.
Così non le risposi: le rivolsi soltanto un sorriso di sfida e, mentre uscivo, mormorai a mezza voce:
«Non me ne importa niente della tua stupida festa, comunque! Io ho Lucas!»
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❦
Dello stesso autore: Hunting the Hybrid Queen (dark shifter romance).
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