
Rifiutata dal Mio Compagno, Rivendicata dai Quadrupletti Lycan
Sharbie · Completato · 336.0k Parole
Introduzione
Venduta a un potente Alpha Lycan, Lisa entra in un nuovo mondo, fatto di segreti, desideri intensi e un legame che sfida ogni logica. Non si aspettava di sentirsi attratta dall'uomo spietato che ha in pugno la sua libertà, ma cosa succede quando lui non è l'unico a bramarla? Lisa era già stata rifiutata una volta, ma quante probabilità ci sono di ritrovarsi con quattro nuovi, sensuali compagni? Quattro fratelli misteriosi che condividono molto più del potere e di una villa... condividono lei.
Riuscirà Lisa a riconquistare la propria libertà? O rimarrà invischiata in una rete di passione e desiderio senza filtri?
Capitolo 1
Il punto di vista di Lisa
«Come osi rubare dalla tavola d'onore, sporca bastarda?!» Sentii la voce dell'Alpha Baron provenire dall'altro lato del tavolo; la sua mano stringeva in una morsa la mia, che aveva appena afferrato un dolcetto.
Non avevo bisogno di alcun intervento divino o di una rivelazione per capire che mi aspettava l'ennesima umiliazione, seguita dall'ennesima punizione. Come fossi finita sotto il tavolo non era poi così importante; avevo bisogno di riempirmi lo stomaco, e se rubare qualche boccone poteva saziarmi, allora così sia. Ma ero davvero pronta ad affrontare le botte di quella sera?
Assolutamente no!
Mi trascinò fuori dal punto in cui avevo nascosto il mio corpo a pezzi e malconcio. A quel punto, quasi tutti i presenti nella Casa del Branco si erano fatti avanti per osservare la ladra che l'Alpha aveva catturato.
Le lacrime mi rigavano il viso mentre chinavo la testa, in attesa di qualsiasi destino mi fosse stato riservato.
«Questa omega non ha più un briciolo di dignità» sentii mormorare da qualcuno tra coloro che si erano radunati lì attorno.
«E questa omega ha un nome» mormorai a mezza voce, ma abbastanza forte da farmi sentire da tutti.
Non feci in tempo a elaborare le parole che mi erano appena uscite di bocca, che sentii una mano pesante stamparsi sul mio viso. La forza dello schiaffo mi fece perdere l'equilibrio, ma prima che potessi cadere a terra, qualcuno mi sorresse.
«Gra...zi...» Stavo per ringraziare, quando la mano dell'Alpha Baron si abbatté di nuovo sulla mia faccia.
In quel momento capii che non si era accontentato del primo colpo; mi aveva impedito di cadere solo per potermi assestare un altro schiaffo e rimettermi al mio posto. Lo fulminai con lo sguardo, mordendomi le labbra per reprimere la rabbia e le parole che mi si stavano formando in gola.
Rispondergli a tono ti farà solo prendere altri schiaffi, Lisa, pensai tra me e me, inspirando ed espirando profondamente.
«Cosa hai detto prima?» domandò l'Alpha Baron, scaraventando il mio corpo minuto dall'altra parte della stanza. Atterrai sulla schiena e lasciai sfuggire un basso ringhio.
«Come osi ribattere all'Alpha? Non hai più alcun timore, brutta piccola randagia?» urlò a gran voce uno dei soci in affari dell'Alpha. Quell'intervento non fece che alimentare la mia collera, mentre riuscivo a fatica a rimettermi in piedi.
Mi raddrizzai, con il volto indurito, e affrontai l'uomo a testa alta.
«E come ho detto prima, questa fottuta randagia ha un nome, ed è Lisa. Portate un po' di rispetto al mio nome!» urlai a squarciagola senza pensare, non che io lo faccia mai prima di agire.
Forti sussulti di stupore esplosero nella sala da pranzo; sgranarono gli occhi più del solito e alcuni si coprirono la bocca con le mani. Ma avevo forse finito di sfogarmi?
Nemmeno per sogno!
«I miei genitori hanno versato il loro sangue per questo branco, e se c'è una cosa che chiunque qui dentro sia sano, forte e in grado di respirare mi deve, è un po' di rispetto. Portate un fottuto rispetto al mio nome!» urlai tutto d'un fiato. Quando finii, il mio respiro era diventato più accelerato del solito.
«Ha davvero fegato per essere una di così basso rango» commentò qualcuno, riprendendosi dallo shock.
Mi voltai verso l'alpha, il cui viso ora ricordava una poltiglia di pomodori marci. Sembrava un palloncino d'acqua sul punto di esplodere. Feci un respiro profondo, aspettando che si riprendesse e si scagliasse contro di me, perché ero certa che fosse la prima volta che vedeva un omega ribelle.
Lo osservai mentre avanzava verso di me con passi lenti ma inesorabili. Ogni passo sembrava indicare che il mio mondo sarebbe finito presto; e tecnicamente, sarebbe andata così.
Ingoiai a fatica la saliva cercando di stabilizzare il respiro. Si fermò a pochi passi da me, gli occhi che sputavano fuoco mentre mi fissava con rabbia.
«Come osi?!» ruggì furioso con il suo tono da Alpha. Tutti nella stanza chinarono la testa in segno di rispetto verso il suo lupo. Anche se non volevo portargli rispetto, la mia testa era costretta a obbedire.
«Ti ho trattata così bene che hai dimenticato qual è il tuo posto?» domandò, mentre il suo palmo grande e caldo si abbatteva sul mio viso.
Sentii un liquido caldo accumularsi in bocca. Chiusi gli occhi, lasciando volontariamente che le mie emozioni fluissero libere in lacrime.
Discutere con lui o rispondergli a tono era inutile, poiché avrebbe solo accelerato la mia ascesa verso l'aldilà. Anche se dovevo morire, volevo comunque incontrare il mio lupo, e forse il mio compagno avrebbe posto fine a quella sofferenza per me.
Continuò a blaterare su quanto fossi ingrata e su quanto fosse stato stupido a lasciarmi vivere, ma io rimasi lì come un giocattolo silenzioso, ascoltando i suoi vaneggiamenti. Scattai con la testa verso l'orologio da parete e, per la prima volta in vita mia dopo la morte dei miei genitori, sorrisi sinceramente.
«Incontrerò il mio lupo tra cinque minuti», pensai, restando a testa alta in attesa della mia punizione.
«Per aver mancato di rispetto al branco e all'alpha, sarai frustata e lasciata a digiuno per un'intera settimana, senza un goccio d'acqua né un chicco di riso», ordinò l'Alpha Baron, mentre due guardie corpulente si precipitavano al mio fianco, afferrandomi con forza per le braccia.
Gli feci un sorrisetto, gettando la testa all'indietro mentre lasciavo che le guardie mi trascinassero via. Avevamo fatto a malapena due passi quando sentii un dolore indicibile attraversarmi tutto il corpo.
Mi liberai dalla presa delle guardie, piegandomi in due: mi sentivo come se il corpo mi venisse lacerato dall'interno. Urlai di terrore, portandomi le mani alle orecchie. Ma così come era iniziato, il dolore svanì rapidamente.
«Buon compleanno Lisa», sentii una voce angelica nella mia testa.
Sapevo che era il mio lupo e che il mio corpo stava accogliendo una nuova parte di me. Mi sentii rigenerata, o forse rinata, quando udii la voce più dolce e melodiosa, che però si trasformò all'istante nel mio peggior incubo.
«Cosa sta succedendo qui, padre?» domandò subito Bryan, il figlio dell'Alpha Baron, entrando nella stanza insieme alla sua fidanzata, Irene, che aveva l'aspetto di una patata schiacciata.
Il mio lupo fremette, lottando strenuamente per prendere il controllo del mio corpo. Nella foga del momento, si lasciò sfuggire la parola sacra che mi ero ripromessa mi avrebbe liberata da quell'inferno.
«Compagno!!!»
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