
Scelta per essere la Surrogata dell'Alfa
Genevieve Hale · In corso · 194.8k Parole
Introduzione
Ho appena fatto sesso… con uno sconosciuto… in un vicolo sudicio…
«Fai la brava. Le brave ragazze vengono ricompensate».
Stronzate.
Fare la brava ragazza non ti fa ottenere un bel niente, se non un marito traditore e pile di debiti accumulati a tuo nome su carte di credito che lui usava per viziare la sua amante. E la frecciatina di quella stronza che vorrei tanto cancellare dalla mente: «Forse se tu fossi riuscita a dargli un figlio, non avrebbe avuto bisogno di cercarselo altrove».
Dopo anni di test negativi, quanto può essere crudele il fatto che un singolo, sconsiderato incontro con uno sconosciuto possa riuscire dove il mio matrimonio ha fallito? Una risata strozzata mi sfugge dalle labbra, sull'orlo dell'isteria.
L'uomo affascinante dagli occhi scuri si sporge in avanti, appoggiando i gomiti sulle ginocchia. «Chi sono io non ha importanza», dice, e le sue parole mi risuonano fin nel midollo. «Quello che importa è che tu, Penelope, porti in grembo il mio erede».
«Il tuo… il tuo erede...?»
Capitolo 1
| Penelope |
I miei occhi verde nocciola brillano mentre mi osservo allo specchio. Gli angoli delle mie labbra carnose si piegano in un lieve sorriso, soddisfatta del vestito rosa a fiorellini che mi fascia la vita alla perfezione.
È carino. A Donovan piacerà.
Oggi è un giorno speciale. È il nostro terzo anniversario: tre anni di matrimonio con il mio amato Donovan.
Ci siamo conosciuti quando avevo appena diciassette anni, entrambi alla ricerca di qualcuno a cui aggrapparci in questo mondo spietato. Il nostro amore è divampato rapido e ardente, un incendio che ci ha consumati finché, all'improvviso, non l'ha più fatto. Eppure, lui è il mio punto fermo.
Sono ormai due anni che desideriamo un figlio tutto nostro. Ma mese dopo mese, il mio corpo mi tradisce, sterile e vuoto, proprio come tutto il resto. Donovan mi dice che non importa, che non mi ama di meno per questo. Ma vedo la delusione nei suoi occhi a ogni test negativo.
Stasera è la sera giusta. Deve esserlo.
Ho segnato i giorni sul calendario, quelli del mio ciclo di ovulazione. Oggi sono fertile. O almeno dovrei esserlo.
«Ehi, hai finito lì dentro?!» urla Darnell, il mio adorato manager, da dietro la porta. Le sue nocche battono contro il legno massiccio, la sua voce profonda che rimbomba di nuovo. «Forza, Pen! Devo chiudere!»
«Arrivo!» grido mentre mi affretto a raccogliere i trucchi e l'uniforme dal bancone, ficcandoli nello zaino.
Con un'ultima occhiata, mi metto la borsa in spalla e sguscio fuori dal piccolo bagno del diner. «Scusa, Nell» borbotto spingendo la porta, per poi ritrovarmi nel locale semibuio.
«Scusa un corno…» brontola lui, con una nota scherzosa nella voce. «Vedi di filare, così posso andarmene a casa.»
Ridacchio piano, lanciando un sorriso all'uomo alto, robusto e dalla pelle scura mentre mi dirigo verso l'uscita sul retro. «Buonanotte, Nell!»
Parcheggiata a pochi metri di distanza, in pochi secondi sono già seduta nella mia vecchia auto rossa malandata e sto infilando le chiavi nel quadro. Il motore romba prendendo vita e io faccio una smorfia: il colpo di tosse della marmitta mi ricorda che uno di questi giorni la mia piccola tesorina mi lascerà a piedi.
Ti amerò fino al giorno della tua morte.
…
Ma che non sia fottutamente oggi.
Con entrambe le mani strette al volante, esco dal parcheggio e mi immetto sull'autostrada deserta. Le luci della città sfrecciano indistinte oltre il finestrino, il vento di mezzanotte che avvolge la macchina mentre corro verso casa.
Mi chiamo Penelope Stone e la mia vita non ha niente di straordinario, è solo una sfilza di giorni monotoni che si susseguono l'uno dopo l'altro. Orfana, senza una famiglia di cui parlare, sono sempre stata sola, per quanto riesca a ricordare. Be', a parte gli ultimi tre anni e mezzo, in cui ho avuto Donovan da poter chiamare la mia famiglia.
Ho una vita bellissima, non fraintendetemi. Ma a volte non posso fare a meno di chiedermi se non mi sia precipitata in un matrimonio che sembra lasciarmi solo una profonda insoddisfazione. Siamo usciti insieme solo per sei mesi prima di sposarci, ma all'epoca sembrava tutto così perfetto. Non avrei mai immaginato che sarebbe arrivato il giorno in cui avrei cercato disperatamente un modo per riaccendere quella luce che si era spenta pochi mesi dopo aver pronunciato il nostro sì.
Magari stasera sarà il nostro tentativo fortunato. Magari tra due settimane avrò un test positivo e tutto tornerà come prima.
Mentre accosto nel parcheggio schifoso sulla strada del nostro modesto appartamento, apro il bagagliaio e scendo dall'auto. Con lo zaino in una mano, afferro con l'altra la bottiglia del pinot nero preferito di Donovan, che ho comprato prima di iniziare il mio turno di dieci ore. Con un movimento rapido, chiudo il bagagliaio e mi avvio verso il portone, sognando una serata romantica nella speranza di riaccendere quella vecchia scintilla tra noi.
Faccio un respiro profondo, sentendomi il cuore in gola per l'ansia che quella di stasera sia la serata perfetta, mentre apro la porta.
C'è qualcosa... che non va.
Aggrotto la fronte entrando in soggiorno e chiudendomi la porta alle spalle. I miei occhi scorrono sullo spazio ordinato e, anche se sembra tutto uguale, qualcosa è diverso. Non sono le lampade di ceramica crepate sul tavolino da caffè, né il tappeto macchiato di birra che Donovan aveva giurato di pulire tre mesi fa.
No. C'è qualcosa che non quadra.
Mentre mi addentro nella stanza, a pochi passi dalla porta della camera da letto, il mio sguardo si posa su una camicia appallottolata per terra accanto a un paio di tacchi a spillo che non conosco. E dalla camera provengono inconfondibili suoni di grugniti, ansimi e pelle che schiaffeggia contro altra pelle.
No...
Lacrime calde mi riempiono gli occhi e una rabbia bruciante mi ribolle dentro, mentre la consapevolezza si fa strada.
A casa nostra? Nel nostro letto?
Stringendo la bottiglia che ho in mano, mi precipito verso la porta e la spalanco.
Eccolo lì, l'uomo che aveva giurato di essere mio, nudo e avvinghiato a una bionda che non ho mai visto prima.
«Che diavolo è questo...?» la mia voce trema, piena di dolore, mentre mando in frantumi la loro estasi lussuriosa. Si separano goffamente, e la donna si copre con indolenza usando le mie lenzuola.
«Pen, posso spiegarti...» comincia Donovan, ma lo interrompo.
«Spiegare cosa? Che ti stai scopando una puttana nel nostro letto?» Lacrime di umiliazione mi pungono gli occhi, scendendo prima che possa tentare di ricacciarle indietro.
La donna fa un sorrisetto, tirando fuori una collana dall'aria costosa dal suo mucchio di vestiti. «Forse se tu fossi in grado di dargli un figlio, non avrebbe bisogno di cercarselo altrove.»
Le sue parole mi mozzano il fiato, colpendomi come un pugno allo stomaco. Le mie paure peggiori, le mie più grandi insicurezze, messe a nudo davanti a quello che sembra il mondo intero. Nell'imbarazzo, il mio sguardo si sofferma sul pavimento, spostandosi sulla sua borsa aperta: orecchini, un orologio in una piccola confezione regalo. Tutti doni di mio marito alla sua amante, pegni d'affetto più stravaganti di qualsiasi cosa abbia mai regalato a me.
Non so cosa mi prenda: disperazione, furia, un cocktail nauseante di entrambe. Con le mani che tremano, stappo la bottiglia di vino e la porto alle labbra, sentendo il liquido aspro scendermi in gola mentre inizio a muovermi verso le prove tangibili dell'infedeltà di mio marito.
«Pen,» Donovan allunga una mano verso di me, ma mi scosto bruscamente, abbattendo la bottiglia con forza sulla borsa aperta della bionda, inzuppando seta, pizzo e oro. È un gesto infantile e futile, ma Dio, che bella sensazione.
Ho chiuso. Abbiamo chiuso.
Con i resti frantumati della mia sorpresa di anniversario sparsi sul pavimento, incrocio per l'ultima volta gli occhi castano-dorati di Donovan ed esco furiosa dalla nostra camera da letto, con la vista annebbiata dalle lacrime.
Lo sento chiamarmi, ma lo ignoro, sbattendomi la porta alle spalle e correndo per la strada, senza fermarmi finché i polmoni non mi bruciano e un dolore lancinante non mi trafigge il fianco.
Crollo sulla panchina di una fermata dell'autobus, il respiro che mi esce in ansimi affannosi che si trasformano in singhiozzi strazianti. L'immagine di Donovan e di quella... donna che scopavano sulle nostre lenzuola mi balena nella mente e mi premo i palmi delle mani sugli occhi, cercando disperatamente di scacciarla.
Come ha potuto farmi questo? A noi?
...
Non potevo dargli un figlio...
Avrei dovuto capirlo. Tutte le volte che mi ha mentito spudoratamente, dicendomi che non importava... Invece importava. Importava, cazzo.
Come ho potuto essere così cieca?
Resto seduta sulla panchina per quelle che sembrano ore, insensibile agli sguardi curiosi dei passanti e al freddo della notte, finché le lacrime finalmente non si esauriscono. Una sensazione pesante, plumbea, si posa su di me, i pezzi infranti del mio cuore che tintinnano nella cavità vuota del mio petto.
E adesso cosa dovrei fare?
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Questa volta mi insegue con tutto se stesso
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«Sei ancora arrabbiato con me?»
Lui gettò via la sigaretta con un gesto secco e la guardò con palese disprezzo. «Arrabbiato? Pensi che io sia arrabbiato? Fammi indovinare: Maya ha finalmente scoperto chi sono e ora vuole "riallacciare i rapporti". Un'altra possibilità, ora che sa che il mio cognome è sinonimo di soldi.»
Quando lei cercò di negare, lui la interruppe. «Sei stata solo una parentesi. Una nota a piè di pagina. Se non ti fossi fatta viva stasera, non mi sarei nemmeno ricordato di te.»
Le lacrime le punsero gli occhi. Fu sul punto di parlargli di sua figlia, ma si trattenne. Lui avrebbe solo pensato che stesse usando la bambina per incastrarlo e mettere le mani sui suoi soldi.
Maya ricacciò indietro ogni parola e se ne andò, certa che le loro strade non si sarebbero mai più incrociate. Invece, lui avrebbe continuato a ripresentarsi nella sua vita, finché non sarebbe stato proprio lui a doversi umiliare, supplicandola di riprenderlo con sé.
Accoppiata con Mio Fratellastro e il Suo Migliore Amico
Toc. Toc.
Balzai in piedi dalla mia posizione seduta, con il cuore che martellava nel petto.
Proprio come stavo dicendo... Mi aveva trovato.
Ma quando sfondò la porta traballante, ero già in piedi e lo affrontavo con un coltello al polso.
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Eve pensava che lei e sua madre fossero riuscite a sfuggire al padre abusivo sposandosi con l'ex Alfa di un branco lontano da dove vivevano.
Ma tutte le sue speranze furono infrante nel momento in cui si rese conto che il suo nuovo fratellastro, Alpha Saint, che era anche l'attuale Alfa del suo nuovo branco, era lo stesso uomo con cui aveva avuto una notte di passione otto mesi prima, insieme al suo migliore amico, Beta Kyrie. E in quella fatidica notte, aveva rubato oggetti molto preziosi a questi uomini.
Odiata e controllata dal suo fratellastro, che la vedeva solo come una ladra e una prostituta, Eve decise di trovare conforto in Kyrie, che stava già cadendo follemente innamorato di lei. Ma Saint preferirebbe combattere il suo migliore amico fino alla morte piuttosto che lasciarlo avvicinarsi alla donna di cui era segretamente ossessionato dal giorno in cui la vide.
Tutto andò a rotoli quando Eve compì ventuno anni e scoprì che non solo era legata all'uomo che amava e desiderava – Kyrie. Era anche legata al suo fratellastro eccessivamente possessivo, che temeva con tutta la sua vita.
ATTENZIONE!
Questo è un romanzo dark romance, che potrebbe contenere alcuni temi inquietanti classificati 18+. È tutto oscuro e proibito. Per favore, siate avvisati.
Devota All'Alpha
Il mondo di Adeline viene capovolto quando un Alpha del branco vicino prende il controllo del suo. È spietato; corrono voci secondo cui avrebbe persino ucciso suo padre pur di ottenere il ruolo di Alpha, eppure Adeline non riesce a impedire alle ginocchia di cederle ogni volta che lui è nei paraggi.
Convinto che la Dea della Luna abbia maledetto l’Alpha Jaxon, condannandolo a non avere mai un vero compagno a causa del suo passato violento, lui sceglie invece un compagno compatibile: una donna abbastanza forte da aiutarlo a guidare il branco, a differenza di Adeline, che a prima vista sembra fragile. Eppure Adeline scopre che c’è qualcosa di più della semplice brama a trascinarla verso l’Alpha Jaxon. Come potrà resistergli?
«Non sono sicuro che sia così che si dovrebbe salutare il proprio Alpha», mormorò a pochi centimetri dalle mie labbra.
Mi fermai un istante, cercando di ricompormi, con l’adrenalina che mi scorreva libera nelle vene, mentre io e la mia lupa assaporavamo il conforto di essergli di nuovo così vicine. «Mmh, può darsi… solo che tu non sei ancora il mio Alpha», lo provocai, con un tono seducente che mi uscì naturale.
Eravamo così vicini che il calore dei nostri respiri si scontrava. Desideravo con tutte le forze che cedesse, che annullasse la distanza tra noi.
«Lo senti, vero? La tua lupa sta strillando là dentro per farsi marchiare da me… proprio… qui…» Jaxon mi sfiorò il collo con un morso appena accennato. Mi sembrò che le gambe potessero cedere da un momento all’altro.
Fece scivolare una mano sotto il mio maglione, sulla schiena, tirandomi più vicina contro la sua durezza, mentre l’altra mi accarezzava il viso lungo il profilo, sfiorandomi piano la mandibola. Al suo tocco, scintille elettriche nette mi attraversarono il corpo.
«Shh, Adeline. Presto ti avrò del tutto sottomessa a me. Supplicherai il tuo Alpha di allargarti quella fica stretta e bagnata e di riempirti fino in fondo», disse, abbassando la mano e sfiorandomi leggermente tra le gambe.
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"Prenderai ogni centimetro di me." Sussurrò mentre spingeva verso l'alto.
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Brianna Fletcher era sempre scappata da uomini pericolosi, ma quando ebbe l'opportunità di stare con suo fratello maggiore dopo la laurea, incontrò il più pericoloso di tutti. Il migliore amico di suo fratello, un Don della mafia. Emanava pericolo, ma non riusciva a stargli lontana.
Lui sa che la sorellina del suo migliore amico è fuori limite eppure, non riusciva a smettere di pensarla.
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L'omega grassa, l'indesiderata. Quella che il mio stesso branco ha offerto come spazzatura. Una notte con lo spietato Re avrebbe dovuto finirmi. Invece, mi ha rovinata. Ora bramo l'uomo che prende senza pietà. Il suo tocco brucia. La sua voce comanda. Il suo corpo distrugge. E io continuo a tornare per averne ancora. Ma Maximus non contempla l'amore. Non vuole compagne. Lui prende. Lui possiede. E non resta mai.
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Ma tutto è cambiato il giorno in cui mi è stato detto che il mio lupo era diventato dormiente. Il medico mi ha avvertito che se non avessi segnato o respinto Alexander entro un anno, sarei morta. Tuttavia, né mio marito né mio padre si preoccupavano abbastanza da aiutarmi.
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"Montami, Angelo." Comanda, ansimando, guidando i miei fianchi.
"Mettimelo dentro, per favore..." Imploro, mordendogli la spalla, cercando di controllare la sensazione di piacere che sta prendendo il sopravvento sul mio corpo più intensamente di qualsiasi orgasmo che abbia mai provato da sola. Sta solo strofinando il suo cazzo su di me, e la sensazione è migliore di qualsiasi cosa io sia riuscita a fare da sola.
"Stai zitta." Dice rauco, affondando ancora di più le dita nei miei fianchi, guidando il modo in cui cavalco il suo grembo rapidamente, facendo scivolare la mia entrata bagnata e facendo strofinare il mio clitoride contro la sua erezione.
"Ah, Julian..." Il suo nome mi sfugge con un gemito forte, e lui solleva i miei fianchi con estrema facilità e mi tira giù di nuovo, facendo un suono vuoto che mi fa mordere le labbra. Potevo sentire come la punta del suo cazzo incontrava pericolosamente la mia entrata...
Angelee decide di liberarsi e fare tutto ciò che vuole, incluso perdere la verginità dopo aver sorpreso il suo ragazzo di quattro anni a letto con la sua migliore amica nel suo appartamento. Ma chi potrebbe essere la scelta migliore, se non il migliore amico di suo padre, un uomo di successo e un convinto scapolo?
Julian è abituato ad avere avventure e storie di una notte. Più di questo, non si è mai impegnato con nessuno, né ha mai avuto il cuore conquistato. E questo lo renderebbe il candidato ideale... se fosse disposto ad accettare la richiesta di Angelee. Tuttavia, lei è determinata a convincerlo, anche se significa sedurlo e confondergli completamente la testa. ... "Angelee?" Mi guarda confuso, forse la mia espressione è confusa. Ma apro solo le labbra, dicendo lentamente, "Julian, voglio che mi scopi."
Valutazione: 18+
Il Don della Mafia Mi Supplica di Tornare da Lui
Damian le afferrò la mandibola con freddezza. «Le condizioni di Vivian sono peggiorate. L’intervento è fissato tra un mese. Non preoccuparti: ti troverò il posto migliore al cimitero e mi assicurerò che la tua famiglia non abbia mai problemi. Devi capire una cosa: se non fosse stato per il tuo cuore, non saresti mai potuta diventare mia moglie, non saresti mai potuta diventare la signora Montgomery. Hai vissuto per anni nel lusso. Adesso è il momento di restituire qualcosa.»
Persino il figlio che lei aveva cresciuto con le proprie mani le urlò contro: «Perché non muori e basta? Se muori, il tuo cuore può andare a Vivian! Io voglio Vivian come mamma!»
Elara andò in pezzi. Ma non era del tutto spezzata.
Infilò l’accordo di divorzio in mezzo a una pila di contratti che aspettavano la firma di Damian. Lui non lesse con attenzione. Firmò. E lei, finalmente, fu libera.
Elara accettò l’offerta: capo perito di gioielli, uno stipendio annuo a sette cifre. Si concesse un mese per dire addio ai cinque anni che le erano stati rubati. Si sottrasse alla vita di Damian e a quella di Caleb, poco alla volta, finché di lei non rimase più nulla.
Fino a quella notte, quando Damian guardò impotente un proiettile squarciarle la spalla e lei precipitare nelle acque gelide dell’Atlantico.
«No! Elara! Non ti è permesso morire!»
In quell’istante Damian capì finalmente: da qualche parte, nel corso di quei cinque anni, si era già innamorato di Elara. E una verità in cui aveva sempre creduto si capovolse nel momento in cui Elara se ne andò.
Si era sbagliato. In modo catastrofico. Sbagliato fin dall’inizio. Quel boss di mafia fiero, nobile e spietato venne divorato dal rimorso e giurò di passare il resto della vita a espiare — a riconquistare Elara, che aveva perso fino all’ultimo briciolo di fiducia in lui.
«Elara, ti supplico. Torna. Torna da me e da Caleb.»
«Mamma, mi dispiace. Per favore, non abbandonarmi.»
Quando Elara — ormai una figura internazionale, ammirata e adorata da innumerevoli persone — si ritrova di nuovo faccia a faccia con l’uomo che un tempo aveva amato con tutto il cuore e con il figlio che un tempo aveva desiderato la sua morte, quale scelta farà?
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Belle è come una luce in questo mondo oscuro, una giovane donna che ha appena finito l'università e non sa nulla della realtà di Felix, tanto meno dei veri colori dell'uomo che sembra così perfetto.
Tuttavia, non si può cambiare la propria natura. La caduta è semplicemente inevitabile, e la verità è sempre in attesa di essere vista. Ma Isabelle aprirà gli occhi e abbraccerà le ombre che la circondano? O fuggirà dalla sua gabbia e scapperà dall'ossessione dolce di Felix?
Il CEO Sopra la Mia Scrivania
«Lo so che ne ha bisogno.»
«E se non volesse questo tipo di protezione?»
«La vorrà», dico, abbassando appena la voce. «Perché ha bisogno di un uomo capace di darle il mondo.»
«E se il mondo bruciasse?»
La mia mano si stringe, impercettibilmente, sulla vita di Violet.
«Allora gliene costruirò uno nuovo», rispondo. «Anche se per farlo dovessi dare fuoco io stesso al vecchio.»
Io non lavoro per Rowan Ashcroft.
Lavoro sotto di lui.
Dalla mia scrivania decido chi ottiene accesso al CEO più spietato della città e chi non supera mai la hall. Gestisco il suo tempo, il suo silenzio, i suoi nemici. Tengo in moto il suo mondo mentre il mio, in silenzio, crolla sotto il peso di bollette non pagate, una madre rinchiusa in riabilitazione e un fratello sparito senza un addio.
Rowan Ashcroft è potere avvolto in un abito su misura.
Freddo. Intoccabile. Spietato.
Non flirta. Non sorride. Non vede le persone: vede soltanto l’utilità.
E per molto tempo io sono stata soltanto utile.
Finché non ha cominciato a guardarmi.
All’inizio è appena una sfumatura, quel cambiamento nella sua attenzione. Una pausa un secondo di troppo. Uno sguardo che indugia. Ordini che mi trascinano più vicino invece di respingermi. L’uomo che incombe sopra la mia scrivania comincia a controllare più del mio calendario, e capisco troppo tardi che essere notata da Rowan Ashcroft è molto più pericoloso che essere ignorata.
Perché uomini come lui non bramano affetto.
Bravano possesso.
Doveva essere un lavoro.
Non una prova dei miei limiti.
Non una lenta, deliberata discesa dentro la sua autorità.
Ma se Rowan Ashcroft decide che io debba stare sotto la sua scrivania, così sia.
La sopravvivenza ha un prezzo, e alle bollette non importa come le pago.
Rivendicata dal Miliardario
La sua voce era gelida, affilata come acciaio.
«Aspetti—dev’esserci un errore.»
«Firma quei maledetti documenti,» disse, a voce bassa, tagliente come una lama.
Ingoiai a fatica.
Le minacce di mio padre mi rimbombavano in testa: Se non lo fai, tuo figlio non lo rivedrai mai più.
E firmai.
Elizabeth Harper non era mai stata destinata a sposarlo. Lui era il pericolo in un completo su misura, la ricchezza avvolta nel silenzio, il potere nascosto dietro occhi azzurri e freddi.
Un errore, una firma nella stanza sbagliata, e adesso lei è legata a Christian Reed, il miliardario spietato noto per distruggere imperi… compreso il proprio sangue. Lei avrebbe dovuto essere invisibile. Obbediente e sacrificabile.












